|
 |
|

La Città
Al termine dell’Adriatico, nel punto
più orientale d’Italia, nel cuore
del Mediterraneo, si trova Otranto.
Più vicina all’Oriente che
all’Occidente, è al centro delle
simmetrie e delle asimmetrie che il
“mare nostrum” ha disegnato nel
corso dei millenni. Il suo tessuto
urbano mostra tracce, lemmi,
stratificazioni, glosse di una
storia millenaria dove, l’Europa
tutta, incontra la civiltà
meridiana. La città, luogo di
seduzione infinita, permette di
visitarla distrattamente solo ai
turisti frettolosi ed a coloro che
sono attratti dalle bancarelle dei
mercatini. Gli altri ne vivono
inesorabilmente il fascino che li
accompagnerà per sempre. Molti
luoghi regalano visioni di mondi
perduti: le grotte del Cervo di
epoca neolitica, i megaliti che dal
Capo d’Otranto s’inoltrano
nell’interno della penisola
salentina, i resti della civiltà dei
Messapi, degli Iapigi, degli Haethei,
i riferimenti ai misteriosi Pelasgi.
Il nome è di derivazione greca,
costituito dalle parole acqua e
monte. La Cattedrale si pone,
maestosa, sulla linea in cui il sole
collega l’Est e l’Ovest, ne segna il
cuore metafisico. Al suo interno, un
pavimento musivo si dipana attorno
ad un gigantesco “arbor vitae”,
brulicante di simboli laici e
religiosi. Narra molte cose,
Otranto, al visitatore attento:
delle crociate e dei Normanni, dei
megaliti e dei Messapi, dei Greci,
Romani, dei misteriosi popoli del
Mediterraneo. Sorprende ed ammalia,
ferisce ed attrae, Otranto non
lascia mai nessuno indifferente.
|
 |
La
Storia
Colonia greca, nel 281 a. C. è
sottomessa a Roma, dal suo porto
partono le milizie romane alla
volta dell’Oriente, la notorietà
della città è divenuta tale che
Aurelio Cassiodoro la definisce
“Tiro d’Italia”. Con la
divisione dell’Impero Romano,
Costantinopoli vi insedia i suoi
funzionari ed il ruolo di
Otranto diviene emergente al
punto che, nel IV secolo,
Japigia, Messapia, Salento e
Calabria prendono la
denominazione comune di Terra
d’Otranto. Seguono le invasioni
degli Alani, degli Ostrogoti,
dei Vandali, dei Goti, degli
Alemanni, dei Longobardi, ma la
città rimane sempre fedele a
Costantinopoli. Nel 1040 gli
Otrantini accolgono i Normanni,
dal 1061 al 1068 ritornano i
Bizantini. Il 15 agosto 1227
Federico II veleggia verso
Otranto per dirigersi in
Oriente. Nel 1440 Alfonso I
entra in Otranto, ma Ferdinando
d’Aragona è in contrasto con i
Veneziani, pertanto nel 1449 la
flotta della Serenissima attacca
Otranto che subisce gravi danni.
Nel 1463 Giorgio Castriota
Skanderberg consente a
Ferdinando I d’Aragona di
sconfiggere gli Angioini, egli è
in guerra contro Firenze e
Venezia, la Serenissima
sollecita l’intervento dei
Turchi che invadono la città. |
 |
|
Così nel 1480 Maometto II
incarica dell’assedio Achmet
Pascià, che prende la città,
raccoglie 800 uomini e gli
impone di scegliere tra
l’abbracciare la fede musulmana
o morire, gli 800 scelgono la
morte. Ferdinando d’Aragona
libera la città nel 1481. Dal
1496 al 1504 Venezia detiene
Otranto. Nuove invasioni dei
Turchi avvengono nel 1535, nel
1537, nel 1614 e nel 1644, ma la
città risulta sempre vincitrice.
Nel 1671 approda ad Otranto la
Squadra Navale dei Cavalieri di
Malta. Dal 1672 al 1715 Otranto
diviene la residenza dei Consoli
di Ragusa e Venezia. Napoleone
Bonaparte assegna il “Feudo di
Otranto” a Giuseppe Fouchè. |
 |
I
Monumenti
Sia che si arrivi dal mare,
sia che la si guardi
dall’alto, Otranto colpisce
subito per l’architettura
militare del Rinascimento. I
possenti bastioni avvolgono
il nucleo storico come le
braccia di un uomo. Al tempo
in cui l’Impero romano si
divise in due, questa città
divenne l’avamposto di
Costantinopoli. I Turchi la
conquistarono, nel 1480, nel
1481 gli Aragonesi liberano
la città ed avviene una vera
a propria rivoluzione
architettonica: le torri
alte e strette sono
abbassate ed allargate, nei
fossati introdotte “scarpa”
e “controscarpa”. Appena
giunti nei giardini
pubblici, si vede l’arco di
Portaterra, la Torre
Alfonsina ci minaccia ancora
con caditoie e feritoie.
Pochi passi per incontrare
Lei “La Signora di Otranto”,
la Cattedrale dell’XI
secolo. Grazie al rigore
formale tipico del romanico
gotico pugliese, essa riesce
a dare forma spaziale
all’elemento più incorporeo
che esista: la luce.
All’interno, il nostro
sguardo sarà assorbito
totalmente ed
inesorabilmente
dall’immenso, splendido e
misterioso pavimento musivo
che racchiude sia la
sacralità |
 |
|
cristiana che il concetto
stesso del Sacro: il grande
Arbor Vitae il leone
quadricorpore, Alessandro
Magno, Noè, il diluvio, la
sirena bicaudata, Re Artù.
Nella navata destra una
cappella conserva le ossa
dei Martiri decapitati nel
1480 dai turchi. Una cripta
ci sorprende con un
labirinto di colonne e
capitelli sempre diversi. In
un piano ancora inferiore si
sviluppa quello della valle
delle Memorie: quest’ultimo
presenta un dromos e
numerosi arcosoli, nei
dintorni, numerose cripte di
monaci italo-greci. La
piazza del Castello, mostra
i suoi fossati, la fortezza
domina tutto lo spazio, il
suo ingresso è sormontato
dagli stemmi di Alfonso
d’Aragona ideato da Ciro
Ciri e dal genio
dell’architettura militare
italiana: Francesco di
Giorgio Martini. L’aspetto
di questo maniero è insieme
austero ed elegante; solare
e tondeggiante com’è, appare
lontanissimo dalla
descrizione gotica e
fantastica che ne dà O.
Walpole nel suo the Castle
of Otranto. L’impronta
tangibile della chiesa
orientale in Otranto è
l’Edicola bizantina di S.
Pietro, costruita nei sec.
V-VIII e poi ricostruita
verso il XII sec. A croce
greca con cupola centrale, è
interamente affrescata.
Sembra sorgere dal terreno
quasi volesse innalzarsi e
levitare. Solitari ed
imponenti svettano, poco a
sud della città, i resti
dell’antica abbazia di San
Nicola de Casulis (VIII -
XII sec.); cenobio basiliano
in cui operavano copisti e
scrittori come Nettario di
Casole. Le torri costiere e
le masserie fortificate sono
una nuova trama, un altro
capitolo che infittisce la
costa e le campagne di
splendide architetture. |
|
|
|